Badia
Polesine, una città e un’abbazia
Ambiti
disciplinari:storia, educazione artistica, storia dell’arte, religione.
Itinerario:L’itinerario
si svolge all’interno del centro storico di Badia Polesine; il punto di
partenza previsto è l’oratorio della Beata Vergine della Salute.
Argomento:
L’abitato di Badia Polesine, la cui storia si identifica in gran
parte con quella della sua abbazia, si sviluppa addossato all’Adigetto,
importante via di comunicazione e di commerci già dal Medioevo.
Il
percorso inizia dall’ oratorio della Beata Vergine della Salute,
costruito nel 1630 come ringraziamento della scampata peste nella città.
Si prosegue lungo via Pinzon e poco dopo si arriva in piazza della Vangadizza,
il luogo più suggestivo di tutto l’itinerario.

Oltre
l’alto muro si ergono i resti dell’abbazia: la cappella dedicata a S.
Maria della Vangadizza, le mura perimetrali, realizzate anche con materiale
da costruzione di epoca romana, che racchiudono un giardino e l’antico
campanile d’ispirazione romanica.

Si
prende via degli Estensi per ammirare palazzo degli Estensi, (1430)
in stile gotico ferrarese con un’elegante trifora, e palazzo Bassi
di epoca veneziana con all’interno lo scalone in marmo per accedere al
piano nobile dove è sistemata la biblioteca che prende il nome dallo storico
badiese Bronziero. Ci si dirige, a questo punto, verso l’Abbazia della
Vangadizza; attualmente il complesso si compone della chiesa, di cui
è rimasta solo una cappella, del campanile e del monastero con chiostro
di forma irregolare ed elegante loggiato e seminario. Il monastero benedettino-camaldolese
iniziato nella metà del X secolo, subì continui rifacimenti fino ai primi
del Settecento; la semplicità dell’architettura rispecchia la regola della
funzionalità stabilita dall’ordine. Dietro al monastero rimane un notevole
esempio di forno esterno per pane.
Dopo
la visita all’abbazia, si prosegue per Piazza Vittorio Emanuele II dove
si trova il seicentesco palazzo del Monte di Pietà, ora sede del
Museo Civico Baruffaldi. Il museo conserva testimonianze civili,
militari e religiose della città, dalle ceramiche del 1400 a documenti
storici del Risorgimento, all’ultima guerra mondiale; il pezzo certamente
più importante è l’Ultima Cena del Caroto, libera interpretazione
cinquecentesca della Cena del Leonardo. Sulla piazza si affacciano anche
il Palazzo del Comune, con relativa Torre dell’Orologio, la chiesa
arcipretale di S. Giovanni, il Teatro Sociale, definito la
“Fenice del Polesine”, perché nonostante l’umile facciata, l’interno è
ricco di intagli, dorature e decorazioni.
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